FONTI

In questa sezione, per comodità di consultazione, sono riportate soltanto le fonti imprescindibili, ripartite in bibliografiche e cartografiche storiche, per un primo riferimento.
Alla base di ogni scheda sono indicate le fonti specifiche che hanno permesso il reperimento dei dati.
Una terza sezione offre abstract delle tesi (di I come di III livello) che si sono originate dal lavoro di ricerca e che hanno contribuito in maniera essenziale alla costruzione del presente sito.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Rispetto alla pionieristica pubblicazione relativa ai Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, del 1984, legata in parte anche al celebre volume di Vera Comoli dedicato a Torino, 1983, nonché ai successivi Quaderni del Piano, del 1992, a corredo della progettazione e degli studi per il PRG del 1995, nel tempo le ricerche sia sulla città nel suo complesso, sia su specifici ambiti, sia ancora su sistemi e singoli beni si sono moltiplicati.
Si offre di seguito una sintetica bibliografia fondamentale:

1949
Guida di Torino, Paravia, Torino.
Per il nuovo Piano regolatore di Torino. La relazione della Commissione giudicatrice del Concorso, in “Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e Architetti in Torino” (ART), n.s., a. III, fasc. n. 1 (gennaio), Torino, pp. 3-16.

1950
Varianti 1950 al Regolamento Edilizio adottate dalla città di Torino, in “ART”, n.s., a. IV, fasc. n. 4-5 (aprile-maggio), Torino, pp. 71-75.

1955
GIORGIO RIGOTTI, Gli orientamenti per il piano regolatore generale di Torino, in “ART”, n.s., a. IX, fasc. n. 4 (aprile), Torino, pp. 138-145.
GIOVANNI ASTENGO, Antefatti del piano regolatore di Torino, in “A&RT”, n.s., a. IX, fasc. n. 4 (aprile), Torino, pp. 146-154.
Cronache dei dibattiti pubblici sul piano regolatore di Torino, in “A&RT”, n.s., a. IX, fasc. n. 4 (aprile), Torino, pp. 162-173.
GIORGIO RIGOTTI, Sulla procedura per lo studio, l’approvazione e l’attuazione dei piani regolatori comunali, in “A&RT”, n.s., a. IX, fasc. n. 12 (dicembre), Torino, pp. 426-431.

1956
GIORGIO RIGOTTI, Relazione sulla parte pianeggiante (sinistra del Po), in “A&RT”, 10 (7) (1956), p. 236.

1960
PIETRO VIOTTO, Il Piano Regolatore Generale della Città di Torino. Approvato con il Decreto Presidenziale 6 ottobre 1959 (G.U. 21-12-1959), in “A&RT”, n.s., a. XIV, fasc. n. 3 (marzo), Torino, pp. 94-97.
PIETRO VIOTTO, Relazione informativa sui lineamenti del Piano Regolatore Generale della Città di Torino. Cenni storici sullo sviluppo urbanistico della città, in “A&RT”, n.s., a. XIV, fasc. n. 3 (marzo), Torino, pp. 107-159.
Ufficio Tecnico dei Lavori Pubblici, Città di Torino, Piano Regolatore Generale della città di Torino approvato con Decreto Presidenziale 6 Ottobre 1959, in “A&RT”, n.s., a. XIV, fasc. n. 4 (aprile), Torino.

1968
AUGUSTO CAVALLARI MURAT (a cura di), Forma urbana ed architettura nella Torino barocca, UTET, Torino.

1975
RAFFAELE RADICIONI, Obiettivi e criteri della revisione del P.R.G., in “A&RT”, n. s., a. XXIX, fasc. n. 9-12 (settembre-dicembre), Torino, pp. 379-389.

1978
GIOVANNI MARIA LUPO, LUCIANO RE, La città come archivio, in “A&RT”, n.s., a. XXXII, fasc. n. 3-4 (marzo-aprile), Torino, pp. 69-77.

1979
GIOVANNI MARIA LUPO, LUCIANO RE, Un nucleo di architetture industriali urbane a Torino fra Otto e Novecento: l’approccio storico come premessa al riuso, in “A&RT”, n.s., a. XXXIII, fasc. n. 7-8 (luglio-agosto), Torino, pp. 324-340.

1980
Torino città viva, da capitale a metropoli, 1880-1980. Cento anni di vita cittadina, Centro Studi Piemontesi, Torino:
— GIOVANNI MARIA LUPO, PAOLA PASCHETTO, La città fra Otto e Novecento: la trasformazione urbana, pp. 239-269.
Ufficio Tecnico dei Lavori Pubblici, Città di Torino, Piano Regolatore generale della Città di Torino. Progetto Preliminare, in “A&RT”, n.s., a. XXXIV (novembre), fasc. n. 11, Torino.

1981
GIOVANNI MARIA LUPO, I fabbricati ex «Elli, Zerboni & C.» appunti per un riferimento urbano di contesto, e per un intervento edilizio di tutela, in “A&RT”, n.s., a. XXXV, n. 11-12 (novembre-dicembre), Torino, pp. 387-398.
FRANCO ROSSO, La catastazione napoleonica nella città di Torino, in CARLO CAROZZI, LUCIO GAMBI (a cura di), Città e proprietà immobiliare in Italia negli ultimi due secoli, FrancoAngeli, Milano, pp. 153-185.

1982
AUGUSTO CAVALLARI MURAT, Come carena viva, Bottega d’Erasmo, Torino.

1983
VERA COMOLI MANDRACCI, Torino, Laterza, Roma-Bari.

1984
VERA COMOLI, MICAELA VIGLINO (a cura di), Beni culturali ambientale nel Comune di Torino. Catalogo della mostra, Celid, Torino:
— VERA COMOLI, L’analisi storica come strumento di continuità critica per il progetto della città, p. 12 sg;
— MICAELA VIGLINO, Criteri per l’identificazione dei Beni culturali nella realtà torinese, p. 15 sg.
POLITECNICO DI TORINO, DIPARTIMENTO CASA-CITTÀ, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino:
— VERA COMOLI, MICAELA VIGLINO, Assi rettori della composizione urbanistica e direttrici storiche di sviluppo, pp. 61-130;
— MICAELA VIGLINO, Insediamenti ed ambiti urbani, pp. 217-223;
— VERA COMOLI, Gli ambiti nella struttura storica della città, pp. 224-254;
— MICAELA VIGLINO, La struttura fisica e organizzativa della città nel processo storico di trasformazione urbanistica pianificata, pp. 705-725;
— LAURA PALMUCCI, Paesaggio rurale, canali e protoindustria, pp. 726-735;
— CHIARA RONCHETTA, Il sistema delle cascine nella storia e nel paesaggio urbano, pp. 831-836.

1985
GIOVANNI MARIA LUPO, PAOLA PASCHETTO, La “città per parti” nell’Ottocento: normativa e costruzione di parti della città e concrete implicazioni del regime daziario, in “Bollettino storico-bibliografico subalpino”, a. LXXXIII, fasc. II (luglio-dicembre), Torino, pp. 539-573.
CARLO OLMO, Torino da città capitale a città industriale, pp. 201-214.

1986
MICAELA VIGLINO (a cura di), Storia e architettura della città. Atti delle giornate di studio, in “L’ambiente storico”, Edizioni dell’Orso, Alessandria:
— ENRICO GUIDONI, Storia urbanistica e beni culturali, pp. 35-37;
— RAFFAELE RADICIONI, Beni culturali e pianificazione urbanistica, pp. 42-45;
— ROBERTO GAMBINO, L’uso della storia nel progetto della città contemporanea, pp. 50-54;
— VERA COMOLI, Lineamenti su strumenti e metodi della ricerca, p. 59 sg.;
— MICAELA VIGLINO, Sistema viario storico ed ambienti urbani, pp. 65-68;
— LAURA PALMUCCI, Nuclei minori, singoli edifici e manufatti, p. 69 sg.

1987
MARCO CARASSI, ISABELLA RICCI MASSABÒ, I catasti napoleonici in Piemonte, in Ville et territoire pendant la période napoléonienne (France et Italie), Actes du colloque (Rome, 3-5 mai 1984), École française de Rome, Rome, pp. 99-118.
VERA COMOLI (a cura di), Il “Piano d’Ingrandimento della Capitale” (Torino 1851-1852), in “Storia dell’Urbanistica / Piemonte 1”, Roma.

1988
GIOVANNI MARIA LUPO, Interpretazione storica della parte. Lettura storica e valori morfologici delle differenze nella periferia urbana attuale. Il caso di una zona periferica, grande e non omogenea di Torino, in PIETRO DEROSSI (a cura di), Progettare nella città. A Torino sul fiume Dora dove le fabbriche sono vuote, Allemandi & C., Torino, pp. 40-54.

1989
GIOVANNI MARIA LUPO (a cura di), Cartografia di Torino 1572-1954, Stamperia Artistica Nazionale, Torino.

1992
VERA COMOLI, MICAELA VIGLINO (a cura di), Qualità e valori della struttura storica di Torino, «Quaderno del Piano», Città di Torino, Torino:
— VERA COMOLI, Introduzione, pp. 9-13;
— VERA COMOLI, MICAELA VIGLINO, Il sistema viario storico. Gli insediamenti storici, pp. 21-56;
— GIOVANNI MARIA LUPO, Tipologia edilizia e morfologia urbana, p. 59 sg.;
— GUIDO MONTANARI, Tipi edilizi e caratteri urbanistici, pp. 61-71;
— LAURA PALMUCCI, Il territorio produttivo di antico regime, pp. 125-129.

1993
GIOVANNI MARIA LUPO, PAOLA PASCHETTO, Architetture e immagini di una città industriale, in VALERIO CASTRONOVO (a cura di), Storia illustrata di Torino, 6/78, Sellino, Milano, pp. 1541-1560.

1994
All’ombra dell’aquila imperiale: trasformazioni e continuità istituzionale nei territori sabaudi in età napoleonica, 1802-1814, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roma.
Il sogno della città industriale. Torino tra Ottocento e Novecento, Città di Torino, Fabbri, Milano.
GIOVANNI MARIA LUPO, LUISA SASSI, Torino: l’area destinata a grandi servizi fra Otto e Novecento, in I luoghi del sapere scientifico e tecnologico, Rosenberg & Sellier, Torino, pp. 301-303.

1995
AGOSTINO MAGNAGHI, MARIOLINA MONGE, LUCIANO RE, Guida all’architettura moderna di Torino, Lindau, Torino.

1997
ROSANNA ROCCIA, COSTANZA ROGGERO (a cura di), La città raccontata. Torino e le sue Guide tra Settecento e Novecento, Archivio Storico della Città, Torino.

2000
GIUSEPPE BRACCO (a cura di), 1859-1864. I progetti di una capitale in trasformazione: dalla città dei servizi alla città dell’industria, Consiglio Comunale di Torino. Atti consiliari, Serie storica, Archivio Storico della Città, Torino.
VERA COMOLI, VILMA FASOLI (a cura di), 1848-1857. La cittadella di Torino, Archivio Storico della Città di Torino, Torino.

2001
UMBERTO LEVRA (a cura di), Storia di Torino, vol. VII, Da capitale politica a capitale industriale (1864-1915), Einaudi, Torino:
— UMBERTO LEVRA, Dalla città «decapitalizzata» alla città del Novecento, pp. XIX-CLXI;
— GIOVANNI MARIA LUPO, Le barriere e la cinta daziaria, pp. 303-317.
LAURA PALMUCCI QUAGLINO, “Tanto per servizio del Principe che per l’utile del pubblico”. Misuratori, estimatori, cartografi-agrimensori, in DONATELLA BALANI, DINO CARPANETTO (a cura di), Professioni non togate nel Piemonte d’Antico Regime, “Quaderni di Storia dell’Università di Torino”, a. VI, n. 5, Torino, pp. 111-141.

2004
VERA COMOLI MANDRACCI, GIUSEPPE BRACCO (a cura di), Torino da capitale politica a capitale dell’industria. Il disegno della città (1850-1940), Archivio Storico della Città, Torino.

2005
GIOVANNI MARIA LUPO, PAOLA PASCHETTO, 1853-1912, 1912-1930. Le due cinte daziarie di Torino, Archivio Storico della Città, Torino.
GIOVANNI MARIA LUPO, Le cinte daziarie a Torino, in I Confini perduti. Le cinte murarie cittadine europee tra storia e conservazione, Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna, Bologna, pp. 329-347.

2006
ISABELLA MASSABÒ RICCI, GUIDO GENTILE, ALICE BLYTHE RAVIOLA (a cura di), Il teatro delle terre. Cartografia sabauda tra Alpi e pianura, L’Artistica, Savigliano.

2008
Torino. Tredici anni di attuazione del PRG. Turin. Thirteen years of implementation of the MPDP, in “A&RT”, n.s., a. LXII, fasc. n. 1-2 (marzo-aprile), Torino.
AGENZIA TERRITORIALE PER LA CASA DELLA PROVINCIA DI TORINO, La casa operaia, l’impresa e la città: cento anni di tentativi, Quaderno 2, Litografia Cirone, Torino.
GIUSEPPE BERTA (a cura di), Torino industria. Persone, lavoro, imprese, Archivio Storico della città, Torino.
MARIA ADRIANA GIUSTI, ROSA TAMBORRINO, Guida del Piemonte. Architettura del Novecento, Allemandi, Torino.

2009
ANDREA ARCÀ (a cura di), Cascine in città. I territori rurali di Borgata Parella, Città di Torino, Torino.

2010
DINO COPPO, CRISTINA BOIDO (a cura di), Rilievo urbano. Conoscenza e rappresentazione della città consolidata, Alinea, Firenze.

2011
Torino la città che cambia. Fotografie 1880-1930, Fondazione Torino Musei, Silvana Editoriale, Torino.
MARIA CARMEN BELLONI (a cura di), Torino. Luoghi urbani e spazi sociali, Rubettino, Soneria Mannelli.
PIA DAVICO, Il rilievo dell’identità di un quartiere operaio: Borgo San Paolo a Torino, in CARMINE GAMBARDELLA (a cura di), Le vie dei Mercanti. S.A.V.E. Heritage. Safeguard of architectural, visual, environmental heritage, La scuola di Pitagora, Napoli, ID045.
VITTORIO DEFABIANI, CHIARA DEVOTI, Analisi storico territoriale, in ATTILIA PEANO (a cura di), Fare Paesaggio. Dalla pianificazione di area vasta all’operatività locale, Alinea, Firenze, pp. 215-224.
ROBERTO GAMBINO, GIOVANNI MARIA LUPO (a cura di), Borghi e borgate di Torino tra tutela e rilancio civile, Celid, Torino:
— CHIARA DEVOTI, Dalla struttura storica della città alle previsioni del Piano Regolatore vigente: indicazioni di studio e scelte attuative per i borghi e le borgate di Torino, pp. 13-29;
— GIOVANNI MARIA LUPO, Conoscenza e tutela di luoghi urbani non centrali: il caso dei borghi e della borgate, pp. 31-81;
— GIUSEPPE DEMATTEIS, Geografie dello sviluppo metropolitano, pp. 99-111;
— ROBERTO GAMBINO, Articolazione allargata della città storica, pp. 113-127;
— RAFFAELE RADICIONI, Recupero e rilancio di borghi e borgate in prospettiva metropolitana, pp. 129-144.
ROSSELLA MASPOLI, AGATA SPAZIANTE (a cura di), Fabbriche, borghi e memorie. Processi di dismissione e riuso post-industriale a Torino Nord, Alinea, Firenze.
SILVANO MONTALDO, La città contemporanea. L’Ottocento; ANTONIO DE ROSSI, La città contemporanea. Il Novecento, in “Rivista Museo Torino”, Città di Torino, Divisione Cultura, n. 1 (marzo), Torino, pp. 54-61; 64-71.

2012
VITTORIO DEFABIANI, CHIARA DEVOTI, La macro struttura storica del territorio: invarianti e trasformazioni dalla fine dell’Ancien Régime al Secondo Dopoguerra, in CRISTINA NATOLI (a cura di), L’identità di un territorio. Interpretare il paesaggio per un progetto di valorizzazione, L’Artistica, Savigliano, pp. 19-32.
ANDREA MAIA, Cit Turin. Tra Liberty e Avanguardia, QTGE, Torino.

2013
PIERGIORGIO BALOCCO, Aurora, Rossini, Regio Parco. I territori oltre Dora, QTGE, Torino.
MARCO CADINU (a cura di), I catasti e la storia dei luoghi, in “Storia dell’Urbanistica”, 4/2012, Kappa, Roma:
— VITTORIO DEFABIANI, Uno strumento nuovo: il Catasto Rabbini (1855-1870) e la sua estensione parziale al Piemonte, pp. 345-359.

2014
PIA DAVICO, CHIARA DEVOTI, GIOVANNI MARIA LUPO, MICAELA VIGLINO, La storia della città per capire, il rilievo urbano per conoscere. Borghi e borgate di Torino, Edizioni del Politecnico, Torino.

2018
CHIARA DEVOTI (a cura di), Gli spazi dei militari e l’urbanistica della città. L’Italia del Nord Ovest 1815-1918, “Storia dell’Urbanistica”, 10/2018:
— MARIA VITTORIA CATTANEO, La dismissione delle fortificazioni urbane: testimonianze superstiti delle strutture difensive sabaude, pp. 107-172;
— EAD., Campi di Marte e piazze d’armi: rilocalizzazione e messa a punto di settori urbani, pp. 179-213;
— PIA DAVICO, I complessi militari: un patrimonio nel disegno dell’architettura della città di Torino, pp. 245-285;
— LAURA GUARDAMAGNA, L’esordio delle ferrovie dalla Restaurazione all’Unità: un’importante infrastruttura per le forze armate, pp. 327-351;
— CHIARA DEVOTI, «Economizzare le preziose vite dei difensori del trono e dello Stato»: la salute della popolazione militare tra scelte urbanistiche e modelli architettonici, pp. 373-415;
— ELENA GIANASSO, Il Corpo del Genio Militare. Gli spazi per la formazione degli ufficiali a Torino, pp. 429-447;
— EAD., I militari e la memoria patria: monumenti e città a Torino tra Ottocento e Novento, pp. 487-494.

2020
CHIARA DEVOTI, GIOSUÈ BRONZINO, Lacerti di un sistema agrario: le cascine della parte piana della città di Torino tra persistenza e pianificazione urbanistica, in “Storia dell’Urbanistica”, 12/2020, pp. 467-485.

FONTI CARTOGRAFICHE STORICHE ESSENZIALI

La conoscenza della struttura storica della città non può prescindere da un’accurata disamina della cartografia storica che è sottesa alla ricognizione (per ragioni militari, amministrative, fiscali) sulla città e che permette (in particolare la cartografia legata alla pianificazione di ampliamenti, revisioni urbanistiche, sino ai Piani Regolatori di comprendere logiche e trama sottesa alle diverse porzioni urbane.
La ricchezza cartografica nell’ambito di una città capitale e per di più soggetta a costante controllo, “ipernormata” (Lupo, 2014), è evidente e motivata, spingendo a selezionare la cartografia di supporto di volta in volta necessaria per meglio esplicitare un brano urbano o un sistema, ma a fronte della specificità di ogni segmento urbano, è possibile proporre una selezione di carte di base, imprescindibili, da implementare dove necessario.
Per stralci, in grado di mostrare la trasformazione delle diverse porzioni urbane, la cartografia che segue è disponibile nelle schede relative a Macroambiti e Ambiti, implementata da riferimenti specifici che possano rendersi utili per meglio comprendere programmi fondativi e di trasformazione delle sezioni suddette.

Sono considerate come imprescindibili per la ricerca preliminare le seguenti cartografie:

IGNOTO TOPOGRAFO PIEMONTESE, Carta topografica della Caccia, 1760-1766 circa. Archivio di Stato di Torino, Corte, Carte Topografiche Segrete, 15 A VI rosso.

GIOVANNI BATTISTA SAPPA, Ville impériale de Turin, in Département du Po, Arrondissement Communal & Canton de Turin, Plan géometrique de la Commune de Turin, Levé en exécution de l’arrêté du 12 Brumaire an II, Terminé le 12 Nivose an XIII, 1804-1805. Archivio di Stato di Torino, Riunite, Finanze, Catasti, Catasto Francese, Torino.

ANTONIO RABBINI, Mappa originale del Comune di Torino, cosiddetto “Catasto Rabbini”, 1866. ASTO, Riunite, Finanze, Catasti, Catasto Rabbini, diversi fogli e documenti correlati.

CITTÀ DI TORINO, L’INGEGNERE CAPO DELLA CITTÀ, PECCO, Pianta della Città e Borghi di Torino colle sue adiacenze, 1862. ASCT, Serie 1K, Decreti Reali, 1848-1863, n.11, tav. 295.

CITTÀ DI TORINO, L’INGEGNERE CAPO DELLA CITTÀ, VELASCO, Piano regolatore pel prolungamento dei corsi e vie principali fuori la Cinta Daziaria della Città di Torino […], 1887. ASCT, Serie 1K, Decreti Reali, 1885-1899, n.11, tav. 276.

UFFICIO TECNICO MUNICIPALE DEI LAVORI PUBBLICI, Pianta della Città di Torino coll’indicazione del Piano Regolatore e di Ampliamento, 1906, Roma, 5 aprile 1908. ASCT, Serie 1K, Decreti Reali, Piani Regolatori, 1899-1911, n.14, all. 3 e successive varianti.

UFFICIO TECNICO DEI LAVORI PUBBLICI, CITTÀ DI TORINO, Piano Regolatore Generale della città di Torino approvato con Decreto Presidenziale 6 Ottobre 1959, in “ART”, n.s., a. XIV, fasc. n. 4 (aprile), Torino 1959.

COMUNE DI TORINO, Piano Regolatore Generale, 1980 (non attuato), Archivio LARTU, Politecnico di Torino e ASCT, Piano Regolatore 1980.

TESI DEDICATE

Si offrono di seguito gli abstract delle principali tesi discusse nell’arco dell’accordo di collaborazione, suddivise per Corso di Laurea e Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio.

Tesi di I livello
TERESA ANDREA BIANCO, Le cascine come polarità territoriali: dal paesaggio agricolo alla definizione del tessuto urbano verso il Sangone. Tesi di Laurea triennale in Pianificazione Urbanistica e Territoriale, a.a. 2024-25, Tutores Chiara Devoti, Giosuè Pier Carlo Bronzino.

La presente riflessione contempla una lettura integrata delle trasformazioni del tessuto urbano da un paesaggio agricolo a un paesaggio che diventa urbanizzato secondo declinazioni diverse.
Appare rilevante il ruolo delle cascine della piana torinese nelle diverse fasi cronologiche, in quanto elementi di forte caratterizzazione rurale e polarità generatrici di assetti territoriali. La finalità è quella di proporre una chiave di lettura cronologica che incroci la storia del tessuto urbano con gli strumenti e le logiche proprie della pianificazione urbanistica. Tale trattazione sceglie un percorso specifico, selezionando un contesto territoriale oggetto di analisi delimitato. Le aree in questione sono i macroambiti Mirafiori sud e borgo Lingotto, due porzioni territoriali così definite dal progetto di rilettura della città di AnaTOmia Urbana, con la quale è stata svolta l'attività di tirocinio curriculare. La definizione di Macroambito si accorpa alla logica fondativo dell'indagine sui Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, del 1984 che optava per una suddivisione in ambiti. Tale ridefinizione è risultata necessaria dopo la nuova struttura organizzativa delle circoscrizioni del Comune di Torino.
La definizione del contesto di analisi e la sua relativa trasformazione da un paesaggio agricolo a un paesaggio urbano evidenzia un legame specifico con la grande motrice di sviluppo industriale della prima metà del Novecento: la FIAT.
Quest'ultima viene presa in considerazione non solo sotto l'aspetto del grande complesso industriale ma anche ciò che rappresenta sotto il profilo culturale, sociale e soprattutto urbanistico.
L'impiego di un metodo preciso ricopre un ruolo fondamentale nel processo di analisi, sottolineando come l'integrazione tra lettura della cartografia storica, dei piani regolatori e dei catasti consenta di cogliere la stratificazione del paesaggio individuando permanenze e trasformazioni.
Il tema della polarità delle cascine viene supportato da una selezione di alcuni casi studio che hanno portato ad acquisire un campione fortemente diversificato in grado di restituire riletture, spunti e dinamiche rilevanti.
La struttura si articola per fasi storiche, correlata non solo ad una maggior chiarezza espositiva, ma anche alla necessità di metodo: le fasi cronologiche infatti, permettono di cogliere la definizione del territorio in relazione a contesti storici, normativi ed economici diversi; in aggiunta, tale articolazione permette alle cascine analizzate di essere inquadrate nel contesto originario.
In conclusione, la rilettura proposta sulle trasformazioni del territorio e il ruolo di polarità attribuito ai complessi agricoli crea una base interpretativa correlata alla definizione e l'infrastrutturazione del tessuto urbano. Parallelamente la trattazione volge l'attenzione verso alcune criticità e potenzialità emergenti all'interno del tessuto stesso in analisi, contemplando una riflessione mirata su due casi studio selezionati che risultano essere esemplari per le loro condizioni di dualità insediative, strategiche e relazionali. Per avviare efficacemente questa analisi è necessario calarsi nella realtà concreta della cascina, osservandone criticamente le condizioni, la proprietà e la destinazione d'uso assunta nel contesto urbano contemporaneo.

Tesi di II livello
SALVATORE COSTANZO, «Trarre il filo» dell’attività tessile tra Piemonte e Sicilia: per un riconoscimento di manifatture scomparse e paesaggi di seta dal XVI al XIX secolo. Tesi di Laurea magistrale in Architettura per il Patrimonio, a.a. 2024-25, Tutores Chiara Devoti, Giosuè Pier Carlo Bronzino.

Il lavoro, maturato dalla possibilità di ricomporre una storia materiale e culturale rimasta per almeno gli ultimi quattro decenni giacente in forma di corpus separati e solo occasionalmente accostati, si è prefisso di indagare e interrogare quanto sia legato alla produzione tessile in Piemonte, senza tralasciare i frequenti e spesso fruttuosi punti di contatto con altre aree europee e italiane: un focus è dedicato alla Sicilia e ai legami che intrattiene con gli ambienti della produzione serica piemontese a partire dal Quattrocento.
In questa prospettiva, la metafora del «trarre il filo», che informa il titolo della tesi, intende rendere esplicita l’operazione conoscitiva che sostiene l’intera ricerca, ossia un gesto paziente che, nelle modalità concettuali, richiama lo sforzo legato alla «trattura» del filo di seta. Il significato va colto anche nel misurarsi in concreto con il carattere intermittente di un patrimonio industriale che affiora a tratti, diffuso nella topografia urbana. Questo gesto si innesta idealmente nel solco tracciato dalle docenti del Politecnico di Torino Patrizia Chierici e Laura Palmucci, le cui ricerche degli anni Settanta e Ottanta rappresentano, ancora oggi, la conditio sine qua non per partire a dare forma a un repertorio della seta piemontese, conservandone qui intatta la capacità di orientare nuove letture.
Le vicende legate alla produzione della seta tra XVI e XIX secolo in Piemonte si articolano in fasi non pienamente sovrapponibili, ed è pertanto che si procede con una proposta di nodi temporali offerti quali spunti privilegiati per una rinnovata interpretazione: tra questi, i temi connessi alla filanda rurale quale primo edificio che accoglie le fasi di trattura; il raggiungimento, pienamente ottocentesco poi, di una interiorizzazione dell’intero ciclo produttivo per il quale verrà codificata, secondo una precisa grammatica, l’architettura del setificio; l’affermarsi di modelli insediativi che privilegiano le vie d’acqua e ai cui fini risultano di fondamentale importanza le canalizzazioni lungo le quali si dispongono le macchine che dall’acqua sono mosse, e in conseguenza, gli edifici che le ospitano, rivelando le logiche profonde che regolano la costruzione di «paesaggi di canali».
Allo studio approfondito di una selezione di contributi, carte d’archivio e tesi di laurea dattiloscritte della Scuola d’Architettura torinese si è affiancata un’indagine su materiali documentari di natura visiva inerenti ai temi dell’architettura della produzione tessile in Piemonte, con particolare attenzione alla figura del fotografo Dino Capodiferro, che lavora, a partire dagli anni Settanta dello scorso secolo, per l’Ateneo anche su incarico delle docenti Chierici e Palmucci, e per le quali realizza un’estesa documentazione visiva a supporto delle loro ricerche. Il suo fondo fotografico, oggi confluito negli Archivi Professionali e della Ricerca del DIST, documenta, fino alle soglie degli anni Duemila, una selezione di casi studio emblematici per il presente lavoro e prevalentemente situati nel Cuneese.
La tesi prende avvio, inoltre, dal dato sociale, oltre che architettonico, costituito dall’importanza della «seta di Stato» e delle forme di controllo sovrano sulla produzione quali matrice prima attraverso cui leggere la successiva affermazione della «seta di fabbrica». Lungo questa direttrice si collocano anche le esperienze della produzione assistita e le architetture del «chiudimento», maturate entro ospizi, istituti religiosi e Opere Pie: un altro volto della città della seta, non meno strutturale di quello che si dispone lungo i canali. Pertanto, a questo primo repertorio di immagini si affianca la necessità di misurarsi con un contesto storico più ampio, entro il quale l’articolazione di quattro secoli di pratiche e norme non si offre come un continuum unitario, ma come una trama stratificata nella quale città e campagna costituiscono due polarità in costante tensione. È in questo campo di forze che emergono, ancora una volta, alcuni filoni di lettura e vie preferenziali di interpretazione, tra le quali riecheggia la constatazione che sia possibile leggere, nella topografia idrica, una delle matrici più profonde della costruzione spaziale del lavoro. Sugli argomenti di carattere architettonico e tipologico che la ricerca si è prefissa di indagare la trattatistica non manca ed ha raggiunto tra Settecento e Ottocento un dettaglio nella descrizione delle parti che compongono la fabbrica della seta tale da poterne ricostruire la genealogia e i debiti con i modelli passati. A partire dal XVII secolo alcuni opifici torinesi si dispongono nei borghi attraversati dalle canalizzazioni derivate dai suoi due fiumi, secondo una razionalità insediativa che segue la topografia delle bealere e dei salti d’acqua, e le cui strutture materiali restano, in taluni casi, visibili fino agli anni Sessanta dello scorso secolo. Per quanto riguarda il Borgo Dora, la cartografia storica e, soprattutto, la Figura Geometrica di Gioachino Butturini costituisce una delle testimonianze più eloquenti della relazione tra opifici andanti ad acqua e la maglia idraulica del borgo.
Questa prima ricognizione, condotta prevalentemente su base bibliografica, costituisce il presupposto dell’indagine successiva in archivio orientata a rintracciare assonanze e ricomporre i legami tra Sicilia e Piemonte relativamente alla produzione serica a partire dagli anni di dominio piemontese sulla Sicilia (1713-1720) e che, come si avrà ragione di osservare, non si esauriranno affatto neppure con i domini successivi. Se il Piemonte appare, tra Sei e Ottocento, come un laboratorio dotato di una sorprendente capacità di razionalizzazione del ciclo serico, il Mezzogiorno restituisce una prospettiva diversa e complementare: la seta greggia isolana, radicata in un’economia rurale e in una rete di commerci mediterranei, costituisce, a partire dal Quattrocento, una risorsa essenziale per i centri manifatturieri europei.
In questa dialettica, i Savoia al trono di Sicilia costituiscono il momento in cui i modelli del Nord e le strutture del Sud entrano in una relazione diretta, non priva di attriti, ma carica di suggestioni tecniche e politiche. È proprio lungo questa infrastruttura di scambi che trova senso la domanda da cui prende avvio il nuovo tratto del percorso: le fonti, con la forza delle voci che attraversano secoli diversi, restituiscono ora il paesaggio agricolo della gelsibachicoltura, ora le tensioni fiscali che segnano la breve stagione sabauda, ora le prove tecniche – riuscite e fallite – con cui si tenta di introdurre strumenti «alla piemontese» in un tessuto produttivo ancora radicato alla terra.
Da questo punto di vista, la ricerca ha individuato un fondo di grande interesse presso l’Archivio di Stato di Catania, nel Fondo Intendenza Borbonica, dove si conserva un nucleo documentario essenziale per la ricostruzione delle vicende produttive e istituzionali qui indagate. Materiale complementare, altrettanto rilevante, è stato reperito presso le Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero; mentre presso la Biblioteca Reale di Torino è stato possibile consultare il manoscritto di Giuseppe Ignazio Ghigliossi, Setificio Nazionale (1786), una fonte preziosa per comprendere l’orizzonte tecnico e normativo entro cui si struttura il modello subalpino. La perlustrazione delle fonti ha restituito esiti talvolta inattesi e l’approccio con il quale ci si è rivolti alla ricerca, necessariamente multidisciplinare e composito, si è rivelato decisivo per costruire un bagaglio conoscitivo capace di tenere insieme una pluralità di affondi tematici. Solo attraverso questa lente è stato possibile ampliare e riorientare criticamente le acquisizioni delle ricerche pregresse, nella missione di offrire una sintesi articolata dei rapporti fra le due aree indagate.
L’analisi congiunta di questi materiali permette una vera e propria «ricomposizione della trama» della seta, un sistema di relazioni, di forme e di pratiche che struttura nel profondo i paesaggi del lavoro tanto in Piemonte, quanto altrove ne siano stati recepite le influenze. Questa estensione del campo del patrimonio impone una riflessione sulla natura stessa dell’eredità che si trasmette. Nelle parole di Riegl, può dirsi pienamente «storico tutto ciò che è stato e che oggi non esiste più» e ogni permanenza, per quanto minuta, sostiene la comprensione dei passaggi successivi: espungerla significa introdurre una frattura nella catena interpretativa delle stratificazioni. Questa postura consente di riconoscere come il patrimonio industriale derivi anche da ciò che è possibile interpretare in termini di processi e relazioni con il contesto nel quale si collocano. Si tratta di un’eredità il cui peso, anche in vista di future azioni di tutela, conservazione e progetto di restauro, non può essere sottovalutato: le manifatture scomparse e i paesaggi di seta che la tesi vuole rendere nuovamente intelligibili interrogano, nel presente, il modo in cui si attribuisce valore a un patrimonio spesso privo di «monumentalità» e tuttavia determinante per la riconoscibilità dei territori. Ne deriva la necessità di un approccio selettivo e motivato, dove censimento, pianificazione e progetto di restauro devono assumersi la responsabilità di preservare la riconoscibilità di questo patrimonio, in quanto è proprio nella sua capacità di informare giudizi e interventi che si condensa, in ultima analisi, il messaggio fondante del lavoro.

RYAN JOHN LOGICO, Trasformazioni di un paesaggio agrario: processi di industrializzazione e ridisegno urbano nell'Oltrestura torinese. Tesi di Laurea magistrale in Pianificazione Urbanistica e Territoriale, a.a. 2024-25, Tutores Chiara Devoti, Giosuè Pier Carlo Bronzino.

La presente riflessione propone una lettura integrata delle trasformazioni che hanno interessato l’Oltrestura torinese, un ambito di margine, nel quale il paesaggio passa da agricolo a urbanizzato, secondo modalità stratificate e non lineari. Questo settore di città, compreso tra il torrente Stura di Lanzo e il confine nord-orientale della città, costituisce un osservatorio privilegiato per analizzare la trasformazione progressiva del territorio torinese. La trama agraria produttiva storica, la matrice idrografica e i dispositivi infrastrutturali si sovrappongono generando un sistema complesso di permanenze e trasformazioni. In tale contesto, le cascine assumono particolare rilevanza, intese come polarità rurali e come dispositivi organizzatori del suolo capaci di orientare, nel tempo, l’assetto territoriale e le successive forme insediative.
La finalità dell’analisi è quella di proporre una lettura capace di incrociare la storia dell’uso del suolo con gli strumenti e le logiche proprie della pianificazione, individuando le correlazioni tra assetto idraulico-agrario, la nascita dei primi sistemi proto-industriali e il consolidamento dei processi urbani. L’impianto metodologico si fonda sull’integrazione tra fonti cartografiche, documentazione catastale e strumenti urbanistici, adottando un approccio comparativo che consenta di riconoscere con precisione la sedimentazione delle trame territoriali. La cartografia storica – dalle mappe del XVIII secolo ai catasti francesi, alla ricognizione dei fratelli Gatti fino al catasto Rabbini – viene assunta come testimonianza delle diverse fasi di costruzione del paesaggio; la loro georeferenziazione permette di cogliere continuità e variazioni della organizzazione agraria. Parallelamente, l’analisi dei piani regolatori dal 1887 al 1959 restituisce l’inquadramento delle strategie urbane che hanno progressivamente inglobato l’Oltrestura nel sistema cittadino.
La lettura di lungo periodo mette in evidenza come l’impianto idrografico costituisca la prima struttura ordinatrice del territorio, attorno alla quale si definisce la rete delle cascine e dei percorsi poderali. L’avanzare dell’età contemporanea introduce elementi di rottura: la rilettura dei porti fluviali (con nuovi traghetti), l’espansione delle attività artigianali e l’affermarsi della manifattura già nel corso dell’Ottocento anticipano la stagione industriale del secolo successivo, che trova nell’impianto SNIA-Viscosa e nella nuove infrastrutture il momento di maggiore riorganizzazione funzionale. Il declino industriale e la crescita residenziale del secondo dopoguerra lasciano invece un territorio frammentato, dove le antiche trame agrarie sopravvivono come permanenze residuali, utili tuttavia a comprendere il margine urbano contemporaneo.
La scelta di approfondire alcune cascine come casi studio consente di restituire un campione rappresentativo delle diverse condizioni insediative e delle modalità di trasformazione territoriale. Osservarne criticamente permanenze, mutamenti funzionali e rapporti con la rete idrografica e infrastrutturale permette, infatti, di cogliere la continuità profonda tra paesaggio produttivo storico e costruzione urbana.
In conclusione, la rilettura proposta mette in evidenza come l’Oltrestura non debba essere interpretato come semplice periferia, ma come organismo complesso costruito per stratificazioni, in cui le permanenze agrarie e idrauliche continuano a orientare l’identità territoriale e a offrire nuove chiavi di lettura dei processi di trasformazione urbana.

Tesi di specializzazione
IRENE BALZANI, Uno strumento operativo per la costruzione della città tra fonti archivistiche e progetti. Il Piano Regolatore di Torino del 1959 e la sua eredità. Tesi di Specializzazione, a. 2022, Tutores Chiara Devoti, Angioletta Voghera, Enrica Bodrato.

La tesi propone un’analisi del Piano Regolatore Generale di Torino approvato nel 1959, attraverso la lettura critica della collezione donata nel 2021 al Laboratorio di Storia e Beni Culturali del DIST - Politecnico di Torino e appartenuta all’ Ing. Mario Daprà, contenente la cronistoria dei piani regolatori cittadini dal secondo dopoguerra agli sviluppi più recenti. I riferimenti documentari si sono rilevati di supporto per predisporre una possibile lettura attorno ai temi della pianificazione e dei suoi risvolti operativi legati alla feconda attività di progettazione architettonica ed edilizia sviluppata dai professionisti di settore. Agendo tramite una completa ricognizione dell’intera raccolta, nell’ambito di un tirocinio di III livello, si è aperta la possibilità di leggere in retrospettiva la storia legata all’approvazione del piano regolatore e di coglierne l’eredità strutturale lasciata alla città prima ex-capitale e poi cuore della grande industria negli anni del boom. L’opportunità di studiare il PRG del 1959 di Torino s’inserisce quindi in un contesto più ampio di ricerche storiche sulla città, portate avanti dalla volontà di incrementare le conoscenze sul lascito urbanistico e architettonico del secondo Novecento. Dai temi che emergono, si può constatare come la città venga ridisegnata per interi comparti attraverso tre principali tendenze: in primo luogo, alla saturazione ovvero il processo inarrestabile di costruzione che generò tessuti a carattere prevalentemente residenziale disseminati in un mosaico di densità abitative, cicatrizzando e interfacciandosi [o meno] con le diverse strutture preesistenti; in secondo luogo offrendo timidi accenni di sperimentazione, passando dalle unità autosufficienti, alla zonizzazione dell’intera città, assieme all’individuazione [non accolta] di alcune Z.U. (le cosiddette zone unitarie) con prospettive di riconversione; per ultimo, subendo la scarsa autorità del piano stesso, il quale permise la generazione di innumerevoli varianti e licenze indebite, non contribuendo così a validare a posteriori una visione di pianificazione organica e offuscandone gli aspetti invece più innovativi dai quali si mossero gli studi successivi.

CHIARA BENEDETTI, Il patrimonio edilizio torinese degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento tra programmi di costruzione della città, tutela e prospettive di riconoscimento e conservazione. Tesi di Specializzazione, a.a. 2021-22, Tutores Chiara Devoti, Monica Naretto, Enrica Bodrato.

Nell’attuale contesto di revisione del Piano Regolatore Generale della città di Torino si rinnova l’esigenza di approfondimenti e indagini riguardo la struttura storica della città, intesa come intreccio e interazione feconda tra sistemi e in particolare emerge l’urgenza di estendere la riflessione al patrimonio architettonico edificato nella seconda metà del XX secolo, costituito prevalentemente da architetture di natura ambigua in quanto poste al limite tra patrimonio architettonico d’eccellenza e patrimonio dell’ordinario e trovano le proprie ragioni d’essere nel loro carattere sistemico.
Avvalendosi di contributi disciplinari diversi, il presente lavoro di tesi propone un approccio alla lettura del patrimonio architettonico e edilizio prodotto nel contesto della Torino del dopoguerra e degli anni del boom economico, intersecando le scale dell’urbanistica e della pianificazione con quelle dell’architettura e della tutela. Alcuni tratti di questo controverso e sfuggente patrimonio architettonico e urbano vengono infatti a definirsi attraverso la ricerca delle relazioni intercorse tra strumenti della pianificazione e progetto architettonico con una breve disamina di variabili e costanti nel panorama culturale architettonico torinese degli anni Cinquanta e Sessanta e parallelamente della definizione del PRG del 1959 per la città di Torino, riconoscendo quale principale punto d’intersezione tra il ragionamento urbanistico e quello architettonico gli esiti della pratica professionale svolta da alcuni progettisti attivi in quel contesto.
Introducendo poi a temi di tutela e di conservazione, ci si interroga sull’attualità, in cui pianificazione e discipline del restauro e conservazione possono concorrere alla definizione del ruolo di queste architetture nella città contemporanea, attraverso il riconoscimento di un sistema di valori che permetta di coglierne il peso anche sociale e identitario, in quanto vengono ancora oggi a costituire la vera e propria città del quotidiano che appartiene all’immaginario collettivo della vita di tutti i giorni di molti torinesi.

CECILIA DE MARCO, Edilizia residenziale sociale nel secondo Novecento a Torino. La costruzione di parti di città nei programmi urbanistici. Tesi di Specializzazione, a.a. 2021-22, Tutor Chiara Devoti.

Nell’attuale contesto di revisione del Piano Regolatore Generale della città di Torino, traendo spunto dal lavoro di tirocinio che ha visto l’articolazione di un progetto di ricognizione del patrimonio architettonico torinese di secondo Novecento si approfondisce il tema dell’edilizia residenziale sociale della città di Torino, in quanto testimonianza paradigmatica di un caso di interesse nazionale.
Al fine di indagare il possibile ruolo di tali architetture nella città contemporanea si ritiene necessario ripercorrere i punti salienti dell’iter che ha condotto alla definizione del quadro normativo di riferimento per l’edilizia residenziale pubblica in ambito italiano. Parallelamente, un percorso volto a ripercorrere l’avanzamento degli strumenti urbanistici di pianificazione della città, mira a far emergere la diretta relazione in essere tra la realizzazione di complessi edilizi che costituiscono o caratterizzano interi comparti urbani, e le volontà politiche e di indirizzo nella gestione del territorio per la risposta a esigenze di istanza sociale: in molti casi l’edilizia residenziale pubblica contribuisce a creare nuclei ad alta densità di popolazione, che comportano la dotazione talvolta contestuale talvolta dilatata nel tempo di servizi e infrastrutture, orientando nuove direttrici di crescita e determinando vere e proprie polarità urbane.
L’approfondimento di dieci casi studio torinesi presenta alcuni tra i complessi più significativi riferiti a un succedersi di tendenze, fasi politiche e culturali che hanno attraversato il Novecento torinese, frutto di iniziative edilizie differenti per riferimenti legislativi, modalità di finanziamento, indirizzi progettuali, tecnologie costruttive impiegate e infine destinatari. Tale ricerca è interpretata con l’obiettivo di aggiornare il patrimonio conoscitivo relativo a tali beni architettonici, solo in minima parte già identificati e considerati ai fini della tutela dal PRGC attualmente in vigore, causa della relativa carenza di chiari strumenti di salvaguardia che possano garantirne un’adeguata conservazione, sia materiale che di significati, nella città contemporanea.
Risulta quindi evidente la necessità di un’operazione culturale di sensibilizzazione rispetto a questi temi, accompagnata però da una ricerca per la definizione di strumenti di tutela più operativi, che aggiornino e superino il tradizionale sistema di tutela vincolistico, immaginato per forme di conservazione puntuali e quindi intrinsecamente inadeguate a un patrimonio di natura sistemica e prettamente immerso nella dinamicità della vita della città contemporanea.

ANDREA MINELLA, La tutela delle architetture di Carlo Mollino. Tesi di Specializzazione, a.a. 2019-20, Tutors Monica Naretto, Lisa Accurti, Stéphane Garnero.

La ricerca della tesi nasce dalla collaborazione tra la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Torino e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino e affronta la complessa questione della tutela delle architetture del secondo Novecento, a Torino in particolare, concentrandosi sulle opere di Carlo Mollino.
A partire dalla individuazione delle opere costruite da Mollino, si realizza un nuovo regesto, basato sulla lettura precisa e mirata di una serie di fonti specifiche. Tutte le opere giunte fino al XXI secolo sono quindi sottoposte a un processo di conoscenza e mappatura, attraverso l'iniziale ricerca di documenti in archivi e biblioteche, la successiva realizzazione di una scheda documentale aggiornata, che segue i criteri ministeriali ed è implementata con i provvedimenti di tutela già operanti sulle architetture e l'analisi dello stato di fatto.
In parallelo si sviluppa una selezione critica di opere del secondo Novecento, sottoposte a vincolo di tutela, con l'obiettivo di una comparazione legislativa che faccia emergere le differenti azioni intraprese dalle Soprintendenze e favorisca le valutazioni e i procedimenti da attuare eventualmente sulle opere di Mollino.
Con questa tesi si vuole quindi portare all'attenzione questioni operative finalizzate alla tutela dell'architettura contemporanea, che forniscono una conoscenza del patrimonio architettonico e urbanistico, facendo emergere i valori e i caratteri delle diverse opere di Mollino, una conoscenza che è essa stessa uno strumento per una possibile tutela.

ROBERTA FRANCESCA ODDI, Il patrimonio industriale in Torino tra prima e seconda cinta daziaria: matrici di generazione, processi di trasformazione in atto e prospettive di ricerca. Tesi di Specializzazione, a.a. 2019-20, Tutors Chiara Devoti, Laura Guardamagna, Angioletta Voghera.

La tesi di Specializzazione, incentrata sullo studio del patrimonio industriale di Torino tra prima e seconda cinta daziaria, prende l’avvio dal tirocinio curriculare di III livello svolto per Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio (A.A. 2018-19) in collaborazione con l’Area Urbanistica del Comune di Torino, durante il quale è stata condotta un’indagine sugli edifici caratterizzanti il tessuto urbano costituito da aree ed edifici industriali, anche in riferimento alle ricerche preliminari per la revisione del PRGC di Torino attualmente in corso. Il primo screening dei dati, raccolti in un regesto riepilogativo degli edifici industriali esito della ricerca di tirocinio, è stato approfondito in sede di tesi con la redazione preliminare di schede analitiche, strutturate con disparati livelli di indagine articolati tra i riferimenti alle NUEA e alle tavole di azzonamento, le segnalazioni di interesse del PRG e di tutela ai sensi del D. Lgs. 42/2004, le logiche insediative in relazione al contesto, la lettura dei processi morfogenetici in borghi e borgate sulla cartografia storica.
L’indagine puntuale è approdata a una successiva analisi di ampio respiro con l’obiettivo di studiare le metamorfosi urbane già operate, attualmente in atto o in progetto relative al comparto industriale come fulcro di trasformazione, per cercare di comprendere i legami con cambiamenti generati da altri processi, di matrice sociale e culturale, economica o demografica.
L’approfondimento conoscitivo e l’analisi territoriale vengono strutturati secondo un approccio sistemico, al fine di tradurre i dati raccolti in uno studio delle relazioni intercorrenti tra la struttura storica della città nell’area anulare tra prima e seconda cinta daziaria e la distribuzione edilizia produttiva rispetto a elementi fondanti dell’impianto urbano quali direttrici e assi viari, barriere in corrispondenza di strade foranee, tracciati ferroviari, canali e corsi d’acqua.
La scelta di concentrare lo studio su tale comparto della città è correlata alle caratteristiche particolari che ne hanno contraddistinto lo status di area indefinita a seguito della demolizione della cinta, per cui è rimasto un territorio da connettere con il resto dell’insediamento urbano. Nel PRG vigente l’identificazione di numerosi siti industriali come Zone Urbane di Trasformazione (ZUT) oppure Aree da Trasformare per Servizi (ATS) fornisce un importante orientamento sulle modifiche occorse alla trama urbana nel tempo e sulla transizione di aree produttivo-industriali ad altri settori di afferenza.
Si delinea dunque la necessità di individuare nuove funzioni per il patrimonio industriale di Torino, la cui attuale configurazione urbanistica vede la produzione manifatturiera mantenere la propria identità solo in ormai rari comparti della città e in altre zone lasciare spazio a fenomeni di abbandono areale e a «vuoti urbani», ma anche a nuove politiche urbane per i settori residenziale, dei servizi, del terziario e per una riqualificazione improntata a una più alta sostenibilità, fruizione e accessibilità della nostra città.

PIETRO GIOVANNI PISTONE, La sedimentazione dell’assetto viario pedecollinare di Torino fra XVII e XIX secolo e il suo ridisegno nella prima metà del Novecento. Tesi di Specializzazione, a. 2022, Tutors Chiara Devoti, Maria Vittoria Cattaneo.

La tesi è incentrata sullo studio della rete viaria della zona pedecollinare di Torino, pur considerando il «sistema collinare» nella sua complessità; le prospettive di ricerca sono state quelle della storia della città, dell’urbanistica e della struttura storica del territorio. In specie, questo «palinsesto» territoriale è stato approfondito attraverso la disamina di fonti archivistiche (prima fra tutte la cartografia) conservate sia all’Archivio Storico della Città sia all’Archivio di Stato di Torino; ci si è inoltre riallacciati a una letteratura consolidata, di cui uno dei capisaldi è Beni culturali ambientali nel Comune di Torino (1984).
La formazione e lo sviluppo dei fenomeni di infrastrutturazione viaria sono stati esaminati secondo una dimensione temporale di longue durée e pertanto, nella prima parte del lavoro (cap. 1), si è cominciato lo studio della selezione cartografica a partire dal XVII secolo. Tramite quest’analisi si è appurato come il sistema viario pedecollinare si sia andato infittendosi e consolidandosi fino al XIX secolo, quando si iniziò a modificarne profondamente l’assetto: in particolare, dalla seconda metà dell’Ottocento, è stato tramite la pianificazione “settoriale” che si è ridisegnata quest’area oltre il Po.
Successivamente (cap. 2) si sono approfonditi strumenti di pianificazione quali il Piano Unico (1906-08) e il piano collinare (1913) per la zona oltre la seconda cinta daziaria (1912); in seguito, per il periodo fra il 1915 e il 1945, si è cercata di comprendere la lunga fase di “addensamento” della costruzione urbana, all’interno della griglia stabilita (e dei suoi cambiamenti), mediante lo studio di alcune fra le innumerevoli varianti di piano approvate.
Infine (cap. 4) si è data una lettura che tenesse conto delle permanenze della rete viaria storica e dei cambiamenti urbanistici del Novecento per l’area oggetto di studio, fermandosi alla constatazione della situazione di distruzione postbellica.